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  A_Sinistra [ "Istruitevi, perchè avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza" ]
         

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Mi chiamo Andrea Cavaletto, sono nato il 2 Giugno 1986. Eletto all'Assemblea Costituente Nazionale del PD nella lista "A Sinistra per Veltroni", mi occupo di comunicazione e politiche giovanili nella segreteria di federazione del PD del Canavese e sono membro del direttivo del circolo di Rivarolo Canavese (TO)

"PENSARE AGLI ALTRI OLTRE CHE A SE STESSI,

AL FUTURO OLTRE CHE AL PRESENTE (Vittorio Foa)


Le mie pagine:









"Il riscatto e la liberazione dei giovani - degli uomini - presuppone un impegno individuale, della singola persona, il rispetto delle sue propensioni e vocazioni, delle sue specifiche preferenze e aspirazioni personali nei vari campi: ma si realizza pienamente e duraturamente solo attraverso un sforzo collettivo, un'opera corale, una lotta comune. Insomma ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno" (Enrico Berlinguer, 1981)



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23 agosto 2008

EVASIONE FISCALE, ESPRESSIONE INTRADUCIBILE IN OLANDESE

                                 
Sono appena tornato da una settimana di campeggio. Lì ho conosciuto dei vicini di tenda olandesi: con uno di loro - che si chiama Jrun, è di vicino Rotterdam ed è dichiaratamente socialdemocratico -  sono finito a parlare di welfare state.

Si discuteva di tasse universitarie italiane, e le si comparava con gli "school benefits" dei Paesi Bassi, ovvero somme di denaro elargite dallo Stato, indicativamente 100-150 euro a studente, utilizzabili per comprare libri ma non solo, ovvero per mantenere la propria vita di fuori sede o fare le proprie piccole spese in modo indipendente dalla famiglia: un incentivo per lo studio ed anti-bamboccioni, si potrebbe dire.

Per l'assegnazione di questi benefits, lo stato olandese provvede a controllare direttamente, tramite visite a domicilio, il tenore di vita dei richiedenti, sia che essi risiedano ancora coi genitori sia che abitino soli o convivano con il partner. In questo ultimo caso, inoltre, i benefits possono aumentare, previa dimostrazione di una vera indipendenza.

Ho raccontato ad Jrun ciò che accade nell'università italiana, con i figli degli imprenditori che dichiarano un quindicesimo del reddito ad usufruire dei benefici rivolti a coloro che sono al di sotto della soglia della povertà (conosco diversi ragazzi piuttosto facoltosi che pagano 1,50 la mensa universitaria, dichiarando la famiglia meno di 10000 euro al mese) quando gli ho raccontato della portata in cifre dell'evasione fiscale nel nostro Paese ha cominciato ad aggrottare le sopracciglia: "Aren't they checked by government?" mi chiedeva sorpreso. Lo stupore è cresciuto nel momento in cui gli ho rivelato che i signori oggi al governo hanno raccolto consenso promettendo, tra le altre cose, controlli fiscali perlomeno molto meno restrittivi, alimentando un'atmosfera lassista che il calo del 7% del gettito descrive bene.

Obbligo scolastico fino a 18 anni, principio di avanzamento di classe meritocratico e basato sulle predisposizioni dello studente: per una nazione vecchia, conservatrice e borbonica come la nostra viene difficile immaginare un sistema sociale ed educativo studiato per crescere dei buoni cittadini.

Mi veniva quasi da chiedergli se in quel loro Paese dove chi è furbo paga e non viene premiato, l'espressione "evasione fiscale" possa avere un senso ed un posto nel dizionario.




13 agosto 2008

TRUPPE RUSSE IN MARCIA SU TBILISI

Il reporter di Al Jazeera Alan Fisher ha scrutato poco fa truppe russe in marcia dalla città di Gori in Ossezia del Sud, dove testimonianze sembrano riportare azioni di pulizia etnica dei russi sulla minoranza georgiana , verso la capitale Tbilisi. Si troverebbero ora a circa 50 km dalla capitale.

Jonah Hull, reporter da Tbilisi, ipotizza che i convogli possano essere destinati al controllo militare del percorso Gori-Tbilisi, ma l'entrata delle truppe russe nel territorio della capitale verrà sicuramente letta dai georgiani come una provocazione finalizzata a manifestare la forza militare russa.

C'è da chiedersi - e questo è l'interrogativo che si pongono gli analisti della questione caucasica - come sia possibile che le truppe russe sembrino portare avanti il conflitto nonostante sia stato firmato un documento di cessazione delle ostilità, promosso da Sarkozy, dal ministro degli esteri francese Bernard Kouchner e appoggiato dal ministro degli esteri europeo Javier Solana.

E' possibile - ci chiediamo - che ci sia qualcun altro, all'interno della Federazione Russa, che controlla le truppe all'insaputa (o con complicità dissimulatrice) di Medvedev? Forse Putin, che in questa guerra abbiamo visto relegato al ruolo di semplice diplomatico nella regione caucasica, fuori dai riflettori e dalle stanze dello scacchiere internazionale?




permalink | inviato da Andrea Cavaletto il 13/8/2008 alle 15:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa



12 agosto 2008

VENTI DI GUERRA FREDDA

Che si stia profilando all'orizzonte una nuova cold war, stavolta imperniata non più sullo scontro ideologico tra sistemi economico/politici ma su fattori economico/culturali - a partire dalle tentazioni imperiali della Russia putiniana -, ce lo suggerisce amaramente questo editoriale del Washington Post, quotidiano notoriamente schierato a destra, che non esita a tracciare il destino della Russia nel caso in cui essa non intenda rinunciare allo scontro con il mondo NATO e naturalmente, più direttamente, non rinunci a sfidare gli Stati Uniti in una lotta per l'egemonia sugli ex satelliti sovietici. Il linguaggio dell'editoriale, la crudezza diplomatica di cui sono impregnate le seguenti righe, la dice lunga.

Il silenzio della Farnesina delle prime ore, comprensibile date le relazioni amichevoli di Silvio Berlusconi con l'autocrazia russa, ha lasciato spazio alle dichiarazioni di La Russa in cui esprime la disponibilità dell'Italia a partecipare ad una forza di peacekeeping in Sudossezia ed Abkhazia. Vorremmo conoscere anche, di grazia, la posizione del governo sul conflitto, poichè non è più possibile per questa destra - i fatti lo attestano - tenere i piedi in due scarpe.

The Invasion Continues
The West confronts an unfamiliar sight: a nation bent on conquest.

Tuesday, August 12, 2008; A12

IN MOSCOW yesterday, President Dmitry Medvedev gave every indication that Russia was winding up its military operation in Georgia. Meanwhile, his forces continued to advance into that sovereign nation and bomb widely dispersed strategic targets there. The contradiction was consistent with the Russian regime's behavior throughout this crisis: Its words have borne no connection to its actions; its actions are untethered to international norms.

We're pleased to publish on the opposite page today an analysis by former Soviet president Mikhail Gorbachev. He sees the origins of this crisis very differently from how we do, but he agrees that "hostilities must cease as soon as possible." What he doesn't spell out is that such an outcome rests entirely in the hands of Mr. Medvedev -- or of Prime Minister Vladimir Putin, depending on who is really in charge. Georgian President Mikheil Saakashvili has accepted a French proffer of an immediate cease-fire. Russia, by contrast, seems determined to depose Georgia's government because it has not been willing to act as vassal and submit to Russia's resurgent imperial ambitions. "Russia has invaded a sovereign neighboring state and threatens a democratic government elected by its people," President Bush said yesterday. "Such an action is unacceptable in the 21st century."

Well said, but what to do about it? Of course we support the intensified diplomacy that is taking place, including France's efforts to negotiate a truce. Nations on every continent should make clear that invasion and conquest are not acceptable modes of behavior and that Russia will face long-term and damaging consequences if it persists in occupying parts of Georgia and even more damaging consequences if it extends its military campaign. NATO's plans for the joint defense of members such as Estonia, Latvia, Lithuania and Poland need to be urgently upgraded; the decision to hold the Winter Olympics in a Russian city near the Georgian border should be reexamined; Europe's insouciance about its dependence on Russian oil and gas should be a thing of the past.

But the most urgent need is to see clearly what is taking place. As the crisis deepened, one could hear in Washington the usual attempts to blame the victim, as if Georgia somehow deserved this fate because its elected government had opted for friendly relations with the West. There were also the predictable efforts to score domestic political points.

Fortunately, both candidates for president rose above such temptations, issuing statements that showed they understand the moral calculus and the stakes -- and that the U.S. election will not yield a president any more tolerant of the Kremlin's bullying. Yesterday morning, Sen. John McCain (R) condemned the attacks, outlined a series of policy responses and said, "We must remind Russia's leaders that the benefits they enjoy from being part of the civilized world require their respect for the values, stability and peace of that world." Later in the day, Sen. Barack Obama (D) said, "There is no possible justification for these attacks" and added: "I have consistently called for deepening relations between Georgia and transatlantic institutions, including a Membership Action Plan for NATO, and we must continue to press for that deeper relationship."

That's the right call; but a precondition of a deepening relationship is the survival of an independent Georgia. As we write, Russia has put that survival shockingly in doubt.






permalink | inviato da Andrea Cavaletto il 12/8/2008 alle 18:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



8 agosto 2008

RIMINI?

 

Rimini è una delle canzoni che rappresentano per me l'estate, intesa come stato d'animo.

La ascoltavo da bambino in auto andando in vacanza, assieme alle altre del concerto con la PFM, ed è rimasta impressa come colonna sonora dei momenti più belli di un'infanzia..

Oggi mi limito a ricantarla..
Rimini propone una contrapposizione fra la scoperta dell'America di Colombo e la tristezza di un animo malinconico come quello di Teresa. Colombo si pentira' presto della sua "creatura" (per un triste re cattolico ho inventato un regno e lui lo ha macellato), resa un orribile mostro dalla cattiveria ed ignoranza degli uomini, cosi' come Teresa, fra gelati e bandiere dell'estate riminese, scoprira' l'amara realta' di un aborto e di una cittadina che "scommette sulla figlia del droghiere". Aborto come scoperta e aborto reale

A proposito, l'ultima strofa è sbagliata, non dice "non fate più promesse" ma "non fate più scommesse.."




permalink | inviato da Andrea Cavaletto il 8/8/2008 alle 13:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa



3 agosto 2008

SE RIFONDAZIONE SCEGLIE LA SVOLTA CONSERVATRICE


In realtà quella che tutti si sono affannati a chiamare "svolta a sinistra" del PRC è stato un cambiamento di linea di segno opposto: all'ultimo congresso si è consumata una svolta conservatrice ed oserei dire, reazionaria, dei sedicenti eredi della tradizione comunista italiana. Motivo la mia sentenza per evitare l'accusa di qualunquismo e radicalismo
au caviar.

Ciò che definiamo "globalizzazione" è un concetto complesso ed articolato, ma lessicalmente sufficiente a fornirci l'origine e le modalità con le quali stanno avvenendo numerose trasformazioni di ordine economico, sociale e, a seguire, i processi che ne derivano nella sfera politica.

La globalizzazione, nel suo significato puro, non può costituire tuttavia il capro espiatorio di natura trascendentale - o peggio complottistica - con il quale si sfugge al confronto con un mondo in continua evoluzione: anzi, la globalizzazione è di per se un fatto fortemente progressivo, intendendo con progressivo ciò che non può essere evitato, ciò che è già in atto e muta lo stato di cose presenti; lo è, progressivo, come lo era il fordismo per Gramsci, leggendo Gramsci nelle trasformazioni del periodo fordista un avanzamento del quale diventavano protagonisti gli Stati Uniti anzichè le classi subalterne prive di iniziativa storica.

Letto così, il paragrafo precedente potrebbe sembrare un'apologia della globalizzazione e, a seguire, dei suoi effetti, compresi i più devastanti e segnati dall'ignominia dell'ingiustizia su scala mondiale e locale. In realtà la globalizzazione è sì un fatto progressivo, ma non in modo determinato: così come l'epoca fordista attraverso l'incubo delle prime catene di montaggio e la super-razionalizzazione del lavoro produceva "scimmioni ammaestrati", allo stesso modo la globalizzazione produce ingiustizie sociali ed arretramenti culturali, sia nei Paesi del terzo mondo, che vedono le disparità economiche con occhi globali - più coscienti e più sfruttati - sia per i Paesi dell'Occidente liberale, nei quali la democrazia - sistema politico figlio del capitalismo "nazionale" o preglobalizzato - vacilla ogni giorno di più di fronte a tentazioni populistiche ed autoritarie, a crisi economiche che mettono in pericolo il welfare state novecentesco e al potere della finanziarizzazione del capitalismo.

Di fronte a ciò, ecco comparire progresso e reazione, come in ogni epoca storica.
La prima si manifesta nella volontà di controllare il neocapitalismo globalizzato, regolandolo, conservando i welfare states dei vari Paesi, spogliati delle loro caratteristiche anacronistiche perchè legate a mercati più nazionali e meno globali, combattendo la tentazione protezionista e le derive idioculturali. E' un'azione che richiede la presenza di vaste unioni transnazionali unite non solo da affinità economiche ma da una crescente identità comune e ricchezza culturale: è la sfida dell'Unione Europea sognata da Altiero Spinelli, è la sfida del Partito Democratico ed è l'evoluzione storica delle Socialdemocrazie novecentesche che si confrontano con il cambiamento mondiale in atto.
La seconda, e qui giungo al punto di cui al titolo del post, è la via regressiva, della reazione al cambiamento.
E' la via di quelle forze che non intendono concepire la trasformazione globale come un processo deciso e determinato, bensì come un qualcosa di reversibile e che può essere colpito mettendo in atto strumenti novecenteschi per tornare a condizioni novecentesche (es. la società fordista imperniata sulla fabbrica ignorando magari i nuovi proletari con Partita IVA, niente ferie nè malattia e stipendio di produzione, opure una fantomaticasocietà rural/impegatizia) mantenendo inalterati i rapporti sociali e le condizioni economiche: allo stesso tempo è un rifugiarsi nell'identità, perchè nel mare della globalizzazione i simboli, le tradizioni, sono un ancora che permette di rimanere al proprio porto, credendo di poter scegliere di non partecipare. E' la scelta fatta dall'estrema destra europea e da parte del PPE e dell'Alde, parole d'ordine l'identità nazionale e culturale, il protezionismo sulle merci ad alta concorrenza (specie dei Paesi dell'estremo oriente).
Ma è anche, e qui la mia tesi con la quale concludo, la scelta intrapresa dalla Sinistra Europea, quella di rifugiarsi in simboli, tradizioni e concezioni del mondo proprie del novecento
, ovvero di un'epoca in cui i ruoli di progresso e reazione risultano invertiti rispetto ad oggi, hic rebus stantibus nella linea politica dei Partiti che vi fanno parte.

Ed il Congresso del PRC ha soltanto rispecchiato, a mio modo di vedere, questa tendenza: è stato il fallimento del sogno Vendoliano di costruire una Sinistra radicale sì, ma progressiva e non conservatrice, disposta a mettersi in gioco, a rivedere i suoi assunti, a considerare alcuni collegamenti all'interno del proprio sistema onnicomprensivo di lettura del mondo. (un esempio la lettura della globalizzazione da parte della dirigenza attuale di Rifondazione è vecchia almeno di quindici anni, del giorno dopo il crollo del muro, e mai aggiornata).




permalink | inviato da Andrea Cavaletto il 3/8/2008 alle 17:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa


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